Un tennista durante un controllo al ginocchio in una sala fisioterapia, in vista della preparazione ai tornei sul cemento negli USA.
Jannik Sinner, numero 1 del mondo, ha svolto tra martedì e mercoledì controlli e trattamenti tra Milano, Montecarlo e il J|Medical di Torino per un fastidio al ginocchio destro, seguendo le indicazioni del fisiatra Gianluca Melegati in vista della partenza per gli Stati Uniti, dove è atteso al Masters 1000 di Cincinnati come tappa di avvicinamento allo Us Open.
Sinner, controlli al ginocchio destro prima di Cincinnati
Nessun allarme, almeno per ora, attorno a Jannik Sinner. Il fastidio al ginocchio destro accusato negli ultimi giorni viene gestito con prudenza, ma non avrebbe modificato il programma del campione altoatesino, che nei prossimi giorni volerà negli States per preparare la parte finale della stagione sul cemento. Martedì, a Milano, Sinner è stato visitato dal dottor Gianluca Melegati, fisiatra conosciuto anche nell’ambiente calcistico per l’esperienza al Milan nell’anno dello scudetto con Massimiliano Allegri.
Le indicazioni sono state chiare: fisioterapia, lavoro mirato e monitoraggio quotidiano. Sinner, raccontano dal suo entourage, sta seguendo tutto con la consueta precisione, senza forzare e senza concedersi scorciatoie. “È un bravo paziente”, filtra da chi gli è vicino, una frase semplice che rende bene l’idea del momento: cautela, sì, ma senza panico.
Dal Country Club di Montecarlo al J|Medical di Torino
Mercoledì Sinner si è allenato al Country Club di Montecarlo, la base abituale di molte settimane di lavoro, poi si è spostato al J|Medical di Torino per proseguire con le cure prescritte. Un passaggio programmato, spiegano, più che una corsa ai ripari. In questa fase, per un giocatore che arriva da mesi intensi e da un calendario fitto, anche una piccola sensazione al ginocchio viene trattata come un dettaglio da non trascurare.
Il clima attorno al numero 1 del ranking resta sereno. Non ci sono, secondo le prime indicazioni, elementi che mettano in dubbio la partecipazione al Masters 1000 di Cincinnati, torneo che per Sinner rappresenta soprattutto un banco di prova tecnico e fisico prima di Flushing Meadows. Sul cemento dell’Ohio troverà condizioni vicine a quelle dello Us Open: superficie rapida, caldo, umidità e scambi spesso più secchi rispetto alla stagione europea.
A Cincinnati, tra l’altro, non è previsto il confronto con Carlos Alcaraz, ancora fermo per il recupero dall’infortunio al polso destro. Per Sinner, più che inseguire subito il risultato, conterà ritrovare ritmo, spostamenti fluidi e buone sensazioni al servizio e in risposta. Il resto verrà dopo. Anche perché, a questo livello, basta poco per cambiare una settimana.
La cura del corpo diventata metodo di lavoro
Il tema del ginocchio si inserisce in un percorso più ampio, costruito negli ultimi anni da Sinner e dal suo staff con attenzione quasi artigianale. Allenamenti, recupero, alimentazione, prevenzione: ogni parte della preparazione viene osservata e adattata, perché nel tennis moderno il fisico non è solo supporto, ma una parte decisiva del gioco. Il talento lo ha portato in cima; la gestione del corpo gli ha permesso di restarci per 83 settimane, senza grandi interruzioni.
Sinner lo aveva raccontato anche a Wimbledon, poco prima di alzare il trofeo per il secondo anno consecutivo. “Sto investendo tanto sul mio corpo perché è il mio capitale, il mio motore”, aveva detto, spiegando di voler capire “come certe cose funzionano” e se possano davvero aiutarlo. Parole non da slogan, ma da atleta che ha imparato a conoscere i propri limiti e a prevenirli, quando possibile.
Il ragazzo esile degli inizi, spesso descritto come troppo leggero per sostenere il ritmo dei tornei più duri, oggi è un giocatore più completo. Più forte nelle gambe, più stabile nei recuperi, più consapevole nei giorni senza partita. Eppure proprio questa crescita impone attenzione continua: ogni variazione del fisico, anche minima, può riflettersi sul modo di colpire, di scivolare, di cambiare direzione.
Lo staff lavora sulla prevenzione: “Caldo, stanchezza e tensione si combinano”
Negli ultimi mesi, lo staff di Sinner ha studiato con cura anche gli episodi di malessere accusati in condizioni climatiche pesanti, compreso quello di Parigi, rimasto nella memoria degli appassionati. Non si è cercata una spiegazione unica, ma una lettura più ampia: carichi di lavoro, temperatura, stress agonistico, recupero tra un match e l’altro. Tutto pesa. E talvolta pesa insieme.
“Questi piccoli crolli sono stati quattro negli ultimi cinque anni”, ha spiegato Simone Vagnozzi, uno dei tecnici di riferimento del numero 1. “Il caldo, la stanchezza e la tensione possono combinarsi: non c’è un singolo fattore. Dobbiamo convivere con questi episodi lavorando per evitarli”. Una linea pragmatica, lontana dagli allarmi e anche dalle rassicurazioni di facciata.
La filosofia resta quella già espressa da Sinner due anni fa, quando era appena diventato numero 3 del mondo: “Ogni variazione del fisico si riflette sul gioco, come nelle macchine. La vittoria arriva da lontano, da tutti i sacrifici che non vedete”. Oggi, con il Masters 1000 di Cincinnati all’orizzonte e lo Us Open poco più avanti, il lavoro è ancora quello: ascoltare il corpo, intervenire in tempo, non lasciare nulla al caso. Anche un ginocchio, in certi momenti, può raccontare molto.
