La stretta di mano a fine match in uno stadio di New York, nel momento in cui la tensione della finale lascia spazio al fair play.
Alexander Zverev ha conquistato oggi a New York il suo secondo titolo Slam, battendo in finale lo statunitense Ben Shelton in quattro set, 6-3 7-6 5-7 6-2, al termine di una partita giocata con ordine e sangue freddo davanti a un pubblico schierato in larga parte con il beniamino di casa.
Zverev batte Shelton e conquista il secondo Slam
Per Sascha Zverev è arrivata una vittoria pesante, di quelle che restano nella carriera di un giocatore anche oltre il punteggio. Il tedesco ha superato Ben Shelton con una prestazione solida, costruita sul servizio, sulla tenuta negli scambi lunghi e su una gestione lucida dei momenti più delicati, soprattutto nel secondo set, chiuso al tie-break dopo una fase di forte pressione dell’avversario.
Il 6-3 7-6 5-7 6-2 racconta una finale meno lineare di quanto possa sembrare. Zverev è partito meglio, ha preso subito campo e ha tolto ritmo al tennis mancino di Shelton, costringendolo spesso a colpire in corsa. Poi, nel terzo set, l’americano ha trovato energia dal pubblico, ha alzato la percentuale con la prima e ha riaperto la partita. Solo allora il match è sembrato cambiare davvero.
La reazione di Shelton e il peso del pubblico di casa
Shelton, sostenuto dal pubblico americano fin dai primi game, ha provato a trasformare la finale in una battaglia di nervi. Ogni punto vinto dal tennista di casa veniva accompagnato da un boato, con il centrale che ha spinto soprattutto nei passaggi in cui Zverev sembrava meno brillante. Lì, però, il tedesco ha mostrato esperienza: poche proteste, sguardo basso tra un punto e l’altro, tempi lunghi prima di servire.
Nel terzo set Shelton ha trovato il break decisivo e ha accorciato le distanze, alimentando l’idea di una rimonta davanti al suo pubblico. Ha stretto il pugno, ha cercato il contatto visivo con il box, ha chiesto rumore. “Dai, restiamo qui”, avrebbe ripetuto verso il suo angolo in uno dei cambi campo, secondo quanto raccolto a bordo campo. Ma nel quarto parziale Zverev ha tolto di nuovo spazio e tempo, tornando a comandare con il rovescio e chiudendo con un parziale netto.
Il siparietto finale: Zverev non si accorge che è finita
Il momento più curioso è arrivato proprio dopo l’ultimo punto. Zverev, forse preso dalla tensione della finale o semplicemente concentrato sul punteggio, non si è accorto subito che la partita era terminata. Per qualche secondo è rimasto sulla linea di fondo, racchetta in mano, quasi in attesa di riprendere il gioco. Poi ha guardato il giudice di sedia, ha capito, ha sorriso e si è diretto verso la rete.
La scena ha strappato un applauso e qualche risata anche dagli spalti. Shelton lo aspettava già vicino alla rete, deluso ma corretto, e i due si sono stretti la mano con rispetto. Zverev è arrivato un po’ confuso, ancora con l’espressione di chi non aveva realizzato il peso di quel punto. Un dettaglio piccolo, umano, che ha alleggerito per un attimo la tensione di una finale lunga e fisica.
Una vittoria costruita su servizio, equilibrio e gestione dei momenti chiave
Sul piano tecnico, il successo di Zverev è passato dalla capacità di proteggere i propri turni di battuta e di non farsi trascinare nel tennis più istintivo di Shelton. Il tedesco ha cercato profondità al centro, ha limitato gli angoli dell’avversario e ha usato il rovescio lungolinea nei momenti in cui serviva cambiare ritmo. Non sempre con continuità, ma quanto bastava.
Per Shelton resta una finale giocata con coraggio, anche se segnata da troppi passaggi a vuoto nel quarto set. L’americano ha confermato potenza e presenza scenica, qualità che il pubblico di casa ha accompagnato fino all’ultimo scambio. Zverev, invece, esce da New York con un altro titolo Slam e con la sensazione di avere completato una partita matura: non priva di difficoltà, non priva di esitazioni, ma chiusa da campione.
