Un giovane esterno in maglia viola si allena con il pallone, immagine simbolo del nuovo progetto tecnico della Fiorentina.
Daniel Bertoni, oggi a Napoli con la famiglia, ha commentato l’arrivo di Franco Mastantuono alla Fiorentina perché, da ex viola e argentino, vede nel prestito dal Real Madrid un’operazione capace di accendere il nuovo progetto tecnico di Fabio Grosso. L’ex attaccante, quattro stagioni a Firenze tra il 1980 e il 1984 e poi due anni al Napoli accanto a Diego Armando Maradona, parla con il tono di chi certi ambienti li conosce bene. “Mi fermano ancora per strada e mi chiedono una foto”, ha confidato dalla città che lo adottò calcisticamente. E intanto guarda verso il Franchi.
Bertoni accoglie Mastantuono: “Firenze può essere la squadra giusta”
Per Daniel Bertoni, l’arrivo di Franco Mastantuono in maglia viola è una notizia da leggere con pazienza, non con fretta. L’argentino, ufficializzato dalla Fiorentina dopo l’esperienza al Real Madrid, arriva in prestito secco e porta con sé aspettative alte, ma anche la necessità di ritrovare continuità. “Sono felice per lui e per la Fiorentina”, ha detto Bertoni, spiegando che Firenze può diventare “la squadra giusta per mostrare il suo valore anche in Europa”.
Il messaggio, però, è rivolto soprattutto ai tifosi. Bertoni li conosce: la Fiesole, il rumore del Franchi, la pressione che può diventare spinta oppure peso. “Date tempo a Mastantuono, lui vi ripagherà con giocate e classe”, ha spiegato l’ex viola, quasi consegnando istruzioni semplici a una piazza esigente. Arriva da un altro campionato, ha aggiunto, ma è “un ragazzo sveglio” e saprà adattarsi. Solo allora, secondo Bertoni, potrà nascere un legame vero.
Il ruolo ideale: ala destra, corsa e fase difensiva
Nella lettura tecnica di Bertoni, il posto naturale di Mastantuono è sulla fascia destra, da esterno offensivo capace di puntare l’uomo ma anche di rientrare quando la squadra deve abbassarsi. “Ha testa, corre, può fare anche la fase difensiva”, ha spiegato, indicando a Fabio Grosso una traccia di lavoro piuttosto chiara. Non un giocatore da ingabbiare, però. Anzi.
L’ex attaccante insiste su un punto: a un talento così va lasciata una quota di libertà. Libertà di inventare, di scegliere una giocata meno prevedibile, anche di sbagliare. “Se riuscirà a esprimersi come sa, sbaglierà poco”, ha aggiunto Bertoni, convinto che il ragazzo abbia qualità non comuni nel calcio italiano di oggi. Il valore aggiunto, secondo lui, sta nella gamba, nel cambio di passo e nel dribbling, armi che possono rompere partite bloccate e dare profondità alla manovra viola.
C’è anche un tema fisico e mentale. Bertoni ha ricordato che Mastantuono nell’ultimo periodo a Madrid non ha avuto lo spazio desiderato, soprattutto nella gestione con Arbeloa, e dovrà quindi ritrovare ritmo partita. “È praticamente fermo da un anno”, ha ammesso. Una frase secca, realistica. Per questo serviranno minuti, fiducia, protezione dalle etichette facili.
Fiorentina, argentini e mercato: da Passarella a Batistuta, un filo che torna
Il legame tra Firenze e l’Argentina non nasce oggi. Bertoni lo sa bene e lo colloca dentro una storia fatta di nomi pesanti: Passarella, Batistuta, lui stesso. “C’è una cosa che ci lega, la passione”, ha raccontato, ricordando il Franchi pieno, la Curva Fiesole che canta, quella sensazione che può mettere addosso responsabilità anche a chi ha già visto stadi come il Monumental o il Bernabeu. Mastantuono, da questo punto di vista, non parte impreparato. Ma Firenze è un’altra cosa.
Secondo Bertoni, la sfida per Fabio Grosso e per il direttore Fabio Paratici sarà riportare la città a riconoscersi in una squadra giovane, tecnica, affamata. Il mercato, a suo giudizio, va in quella direzione. L’ex viola cita Dragusin, reduce dalla Premier League ma già conoscitore della Serie A, poi Atta, Jimenez e Oulai, profili con margini di crescita e bisogno di un salto in avanti. “Firenze è la tappa ideale”, ha spiegato, con una punta di fiducia legata anche alla necessità di migliorare rispetto alla scorsa stagione.
Più che una questione di classifica immediata, per Bertoni conta il progetto Fiorentina. Vincere resta l’obiettivo, certo, ma costruire qualcosa che duri pesa di più. Mastantuono, ha ricordato, ha solo 19 anni e non deve essere caricato di paragoni scomodi. “Bisognerà lasciarlo leggero”, ha detto. Una raccomandazione da ex campione, ma anche da uomo di calcio che conosce i rischi dei giudizi troppo rapidi.
Kean, Gudmundsson e Mastantuono: “Così la Viola può puntare all’Europa”
Nel ragionamento di Bertoni entra anche Moise Kean, indicato come un tassello da trattenere. L’ex attaccante ha letto della possibile permanenza del centravanti a Firenze e non nasconde il suo gradimento: “Se fossi in Paratici farei di tutto per tenerlo”. Per lui, Kean resta un bomber raro nel panorama europeo, uno di quelli che spostano gli equilibri se messi nelle condizioni giuste.
La combinazione con Gudmundsson e Mastantuono, nella sua idea, può diventare il punto forte della nuova Fiorentina. “I giocatori bravi si capiscono con uno sguardo”, ha detto Bertoni, immaginando un tridente tecnico, mobile, capace di dialogare nello stretto e attaccare gli spazi. Non promesse facili, piuttosto una possibilità concreta se Grosso riuscirà a dare ordine e libertà nella stessa misura.
Bertoni guarda anche alle strutture del club, a partire dal centro sportivo viola, considerato una leva importante per attrarre giocatori e migliorare il lavoro quotidiano. Poi c’è la città, c’è la Fiesole, c’è una storia che pesa ma può aiutare. “Mi piacerebbe tornare al Franchi a sostenerla”, ha confidato. E nella sua voce, tra Napoli e Firenze, resta quel ponte mai interrotto tra Argentina e Italia.
