Un giovane calciatore su un campo di periferia al tramonto, immagine che richiama il percorso di crescita e l’ambizione del nuovo talento.
Alphadjo Cisse, attaccante italiano del Milan di origini guineane, ha deciso la partita contro il Torino alla sua prima da titolare in Serie A, trasformando ieri sera a Torino un’occasione pesante in un gol che racconta il suo percorso: talento, famiglia e una crescita iniziata nei campi di periferia, lontano dai riflettori.
Alphadjo Cisse, il gol al Torino e l’esordio da titolare con il Milan
“Probabilmente neanche in un sogno avrei immaginato di esordire col Milan e fare gol”. Lo ha detto con un sorriso largo, ancora addosso l’adrenalina della partita, Alphadjo Cisse, classe giovane e maglia numero 70 rossonera, dopo la rete che ha indirizzato la sfida contro il Torino. Controllo, controbalzo, palla nell’angolo: un gesto pulito, quasi istintivo, arrivato nel momento in cui San Siro — e tutto l’ambiente Milan — aspettava di capire che cosa potesse dare davvero quel ragazzo.
Il cognome, lui ci tiene, si scrive Cisse, senza accento, come compare nei documenti e sulla maglia. Italiano, nato e cresciuto in Veneto, con radici familiari in Guinea, Alpha ha già detto di avere un obiettivo chiaro: “Un giorno spero di giocare in nazionale”. Non una frase buttata lì. Piuttosto una promessa a se stesso, pronunciata con quella calma che spesso, nei ragazzi molto giovani, pesa più di mille proclami.
Le origini a San Liberale, tra Indomita 21 e Giorgione
Il primo Alpha Cisse calciatore nasce a San Liberale, quartiere periferico di Treviso sorto nel 1958 per accogliere famiglie rimaste senza casa dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Lì, in un contesto popolare e concreto, ha indossato la prima maglia: quella della Polisportiva Indomita 21. Poi il passaggio al settore giovanile del Giorgione, a Castelfranco Veneto, club da cui era passato anche Yunus Musah prima di arrivare al calcio di alto livello.
Chi lo ha allenato da bambino ricorda un ragazzo già diverso dagli altri. “Prendeva palla nella sua area e correva a segnare. Veronica, doppio passo, nessuno lo prendeva”, ha raccontato Michele Cocco, uno dei suoi primi tecnici. A 11 anni, spiegano all’Indomita, segnava anche direttamente da calcio d’angolo e trascinava i compagni: quando mancava, la squadra sembrava perdere un riferimento. Un episodio, ricordato dal presidente Marco Pinzi, è rimasto nella memoria del club: “In una partita l’allenatore gli disse che avrebbe potuto segnare solo in rovesciata. Ne fece tre, tutte in acrobazia”. Una storia da campetto, certo. Ma certe storie, a volte, anticipano qualcosa.
La famiglia Cisse, il lavoro dei genitori e il sogno di una casa nuova
Dietro il salto di Cisse al Milan c’è una famiglia che non ha mai trattato il calcio come una scorciatoia. Il padre, Saloussy, lavora come operaio; la madre, Habibatou, è cameriera in un hotel. “Cercavano una vita migliore e si sono trasferiti in Italia, provando diverse città. Alla fine si sono stabiliti a Treviso, dove sono nato”, ha raccontato Alpha parlando dei genitori. Parole semplici, ma dentro c’è molto: turni, autobus, allenamenti raggiunti di corsa, giornate incastrate tra lavoro e campo.
Il padre, nei periodi più pieni, finiva il turno alle cinque del pomeriggio e rientrava di fretta per accompagnarlo ad allenarsi. Con la madre, invece, Alpha raggiungeva il campo dopo lunghe camminate e viaggi in autobus. “I miei genitori non mi hanno mai fatto sentire inferiore”, ha confidato. Anche per questo, dopo il gol al Torino, la sua ambizione non riguarda soltanto il campo: “Comprare alla famiglia una casa nuova. E spero presto di avere la forza di farli smettere di lavorare”. Ieri i genitori non erano allo stadio: la trasferta era complicata da conciliare con i turni del lunedì mattina. Un dettaglio piccolo, eppure dice molto.
Idoli, razzismo e vita privata: Messi, Yamal, PlayStation e piedi per terra
I riferimenti calcistici di Alphadjo Cisse raccontano bene il suo immaginario. Il primo è Lionel Messi, il nome che torna spesso quando si parla di fantasia e controllo del pallone. Il secondo è Lamine Yamal, perché — ha spiegato il ragazzo — “l’ambizione è arrivare a quei livelli”. Il terzo è Paul Pogba, più per alcuni colpi e per la naturalezza nei gesti tecnici che per caratteristiche fisiche identiche. Il gol al Torino, in effetti, aveva qualcosa di quel repertorio: coordinazione, tempo, fiducia.
La crescita di Cisse è passata anche da momenti meno leggeri. A Repubblica ha raccontato di aver subito episodi di razzismo: “Sul momento ci resti male, ma quando una persona dice o fa qualcosa di ignorante ci passo sopra. Non so se è giusto, forse dovrei arrabbiarmi”. Di recente, ha spiegato, situazioni simili hanno coinvolto anche il fratello Karamba. Alpha gli ha parlato da fratello maggiore: nella vita, gli ha detto, incontrerà persone cattive, ma non dovrà lasciarsi condizionare.
Fuori dal campo, chi lo conosce descrive Cisse come un ragazzo tranquillo. Niente immagine costruita: Netflix, amici, PlayStation, con il Liverpool scelto spesso a Fc 26, dettaglio curioso per un milanista. Prima del ritiro estivo ha provato le moto d’acqua, mentre il 22 ottobre, giorno del compleanno, ha portato i pasticcini al campo con i compagni del Catanzaro, insieme alla madre e alla sorella. Cose normali. Proprio quelle che, oggi, tengono Alpha vicino al ragazzo che era a San Liberale.
