Allenamento su cemento con attenzione al polso: il clima del rientro a New York raccontato nell’articolo.
Carlos Alcaraz è tornato lunedì sul cemento di New York, a quattro mesi dall’infortunio al polso, per preparare il rientro agli US Open, torneo di cui è campione in carica e nel quale domani debutterà anche in doppio misto con Serena Williams. La scelta, maturata dopo settimane di valutazioni con il suo staff, nasce dalla volontà dello spagnolo di ritrovare il campo proprio nel luogo in cui è diventato per la prima volta numero 1 del mondo e ha conquistato il primo dei suoi sette Slam.
Alcaraz ritrova New York e il campo dopo quattro mesi
Il primo contatto con Flushing Meadows è stato lungo, quasi prudente, ma non freddo: due ore di allenamento sul campo, accompagnato dal coach Samu López e dal fratello Álvaro, senza uno sparring partner dall’altra parte della rete. Una scelta misurata, utile a testare movimenti, appoggi e soprattutto il polso infortunato, il punto su cui resta concentrata l’attenzione del suo angolo.
Sugli spalti, però, il clima era già da partita. I tifosi hanno chiamato più volte il nome di Alcaraz, tra applausi, telefoni alzati e richieste di foto, come accade nei giorni che precedono i grandi match sul centrale. Lui ha risposto con sorrisi, autografi e qualche scambio di parole a bordo campo. Poco, ma abbastanza.
Il messaggio ai tifosi: “Mi siete mancati”
Il rapporto tra Carlos Alcaraz e New York ha radici precise: qui ha alzato il suo primo trofeo Slam, qui ha toccato per la prima volta la vetta del ranking Atp, qui ha costruito una parte decisiva della sua immagine pubblica. Per questo il ritorno agli US Open non è solo una tappa tecnica, ma anche un passaggio personale, quasi una verifica davanti a un pubblico che lo ha adottato presto.
“Mi siete mancati”, ha scritto lo spagnolo su Instagram dopo l’allenamento, affidando ai social una frase semplice, senza troppi giri. Chi era presente ha raccontato un Alcaraz sereno, concentrato nei movimenti e attento a non forzare più del necessario. Il sorriso, in ogni caso, c’era. E si vedeva.
Lo stesso giocatore, secondo quanto riferito nelle ultime ore, ha ammesso di aver riflettuto a lungo sull’opportunità di rientrare subito in un torneo al meglio dei cinque set. Il singolare maschile degli US Open impone carichi e tempi diversi rispetto a un’esibizione o a un test controllato: partite lunghe, recuperi brevi, tensione continua. È qui che la prudenza dello staff dovrà incrociarsi con la voglia di competere.
Domani il doppio misto con Serena Williams
Prima del percorso in singolare, salvo cambi di programma, arriverà il debutto nel doppio misto accanto a Serena Williams, rientro che ha già acceso la curiosità del pubblico americano. La coppia, per nomi e storia, è una delle più attese del tabellone: da una parte il campione spagnolo, dall’altra una delle figure centrali del tennis moderno, capace di spostare l’attenzione anche fuori dal campo.
Alcaraz ha spiegato di essere in contatto con Serena per definire anche aspetti pratici, compreso il lato del campo da occupare durante gli scambi. Dettaglio tecnico, certo, ma non secondario quando due giocatori con abitudini diverse devono costruire in fretta automatismi e coperture. “Ne stiamo parlando”, ha lasciato intendere lo spagnolo, con il tono di chi sa che l’attesa, attorno alla partita, è già alta.
Il doppio misto sarà anche un primo banco di prova per il polso di Alcaraz, in un contesto meno gravoso rispetto al singolare ma comunque competitivo. Servizio, risposta, colpi in allungo: ogni gesto verrà osservato con attenzione dal suo team. E anche dagli avversari, naturalmente.
I dubbi di Rusedski sul rientro in singolare
Non tutti, però, considerano il ritorno nel singolare degli US Open una scelta prudente. Greg Rusedski, ex finalista a New York nel 1997, ha espresso le sue perplessità nel podcast Off Court, mettendo l’accento proprio sul formato al meglio dei cinque set. “Perché dovresti tornare a giocare con una lesione al polso in tre set su cinque? Penso che sia un rischio enorme”, ha detto l’ex tennista britannico.
Rusedski aveva già indicato Cincinnati come sede più adatta per un test graduale sulle condizioni dello spagnolo, e non ha cambiato posizione. “Spero che possa giocare l’US Open, ma non sono sicuro che sia la cosa più intelligente”, ha spiegato, ipotizzando anche che la presenza di Alcaraz possa limitarsi al doppio misto con Serena Williams.
Per ora, dal team dello spagnolo non sono arrivati segnali di rinuncia al singolare. La linea resta quella della valutazione quotidiana, allenamento dopo allenamento, con il polso come osservato speciale. New York lo ha riaccolto con calore; adesso sarà il campo, più di ogni dichiarazione, a dire quanto il ritorno di Carlos Alcaraz possa spingersi lontano.
