Occasione sprecata davanti alla porta: la palla sfila a lato mentre l’attaccante bianconero si dispera, tema centrale del pezzo sulla Juve.
La Juventus di Luciano Spalletti ha pareggiato ieri sera allo stadio Stirpe di Frosinone nella prima uscita della stagione 2026/27, costruendo gioco e occasioni ma fermandosi al gol di Bremer su calcio d’angolo, con il rischio — concreto fino al palo colpito da Calvani al 93’ — di lasciare subito punti pesanti per strada a causa della scarsa efficacia offensiva.
Juventus, tanto gioco e un solo gol: il problema resta lo stesso
La sensazione, a fine partita, era familiare. La Juve ha comandato il possesso, ha spinto sulle fasce, ha riempito l’area con continuità, eppure il tabellino è rimasto fermo a una sola rete: quella di Bremer, arrivata sugli sviluppi di un corner. Troppo poco, per quanto prodotto.
Allo Stirpe, i bianconeri hanno chiuso con 20 tiri complessivi, 5 nello specchio, 13 conclusioni dall’interno dell’area, 12 calci d’angolo e oltre il 63% di possesso palla. Numeri da squadra dominante, almeno nella costruzione. Ma il calcio, poi, chiede altro: lucidità, cattiveria tecnica, scelta giusta nell’ultimo metro.
Spalletti non ha cercato alibi. “Sembra di parlare delle partite dell’anno scorso: il rigore sbagliato, la situazione, le tre occasioni, il palo interno sulla riga…”, ha detto a Sky Sport nel dopogara, con il tono di chi rivede una scena già vissuta. E in quel momento il riferimento alla scorsa stagione è diventato quasi inevitabile nella sostanza, anche se il tecnico ha evitato processi pubblici.
I numeri dell’attacco bianconero e il peso degli xG
Il dato più indicativo è quello degli xG, i gol attesi: contro il Frosinone, la Juventus ha prodotto 1,99 xG, cioè abbastanza per segnare almeno due reti. Forse anche qualcosa in più, considerando il palo di Kalulu e l’occasione sprecata da Francisco Conceiçao a inizio ripresa, quando la porta era quasi libera e il pallone è finito fuori tra l’incredulità della panchina.
“Potevamo farne tre o quattro”, ha ammesso lo stesso Conceiçao, una frase semplice ma pesante, perché fotografa la distanza tra mole di gioco e resa. È il punto che accompagna Spalletti da mesi: la squadra arriva, combina, crea superiorità. Poi si ferma sul più bello.
Nella scorsa stagione, durante i primi sette mesi di gestione Spalletti, la Juve aveva chiuso con il secondo miglior dato di gol attesi in Serie A, pari a 74, realizzandone però 13 in meno. Una differenza che, alla lunga, ha pesato nella corsa alla qualificazione in Champions League. Non un dettaglio statistico, ma una traccia precisa: la squadra crea da grande, segna meno di quanto dovrebbe.
Centravanti a secco, l’assenza di Vlahovic si sente
Il tema più delicato riguarda il ruolo del centravanti. Con la gara di Frosinone, sono diventati 126 i giorni senza un gol juventino segnato da una punta diversa da Dusan Vlahovic, nel frattempo passato al Besiktas. Era stato proprio il serbo, nelle ultime quattro partite della scorsa annata, a firmare tutti gli ultimi quattro gol bianconeri.
Il dato pesa anche perché, nella stagione 2025/26, nessuno dei tre attaccanti centrali della Juventus era arrivato in doppia cifra sotto la guida di Spalletti: Jonathan David si era fermato a 7 reti, Vlahovic a 5, Loïs Openda a 2. Numeri bassi per una squadra che produce così tanto dentro e intorno all’area.
Dopo la partita, l’attenzione si è concentrata soprattutto su Randal Kolo Muani, finito nel mirino del tecnico per un’occasione non sfruttata. “Questo gol mangiato ce lo deve restituire”, ha detto Spalletti, metà rimprovero e metà incoraggiamento. Il francese, nella sua prima esperienza bianconera, aveva segnato 8 gol con 14 tiri in porta e 26 totali: una media molto alta, difficile da ritrovare ma non impossibile.
Spalletti cerca risposte: la Juve non può sprecare ancora
La contraddizione è evidente. Luciano Spalletti, nella sua carriera, ha spesso valorizzato i grandi attaccanti: da Francesco Totti a Edin Dzeko, da Mauro Icardi a Victor Osimhen. Il suo calcio, fatto di occupazione degli spazi e movimenti coordinati, ha saputo mettere i bomber nelle condizioni migliori. Alla Juventus, finora, il meccanismo si inceppa proprio davanti alla porta.
A Frosinone, il rischio di una beffa piena è rimasto vivo fino al recupero. Al 93’, il colpo di testa di Calvani si è stampato sul palo, lasciando i bianconeri con un sospiro di sollievo più che con una certezza. Solo allora il pareggio è diventato un punto, non una sconfitta mascherata.
La stagione è appena cominciata, e nessuno alla Continassa vuole trasformare la prima giornata in un verdetto. Però il segnale c’è. La Juventus 2026/27 ha già mostrato idee, volume offensivo e presenza nella metà campo avversaria; ora deve trovare gol, continuità e cinismo. Senza questo passaggio, anche una buona partita può diventare un rimpianto.
