Un tennista sotto pressione in area stampa, con provetta e documenti sul tavolo: immagine simbolo di polemiche e antidoping.
L’ex numero 1 del mondo Andy Roddick ha criticato duramente Nick Kyrgios nel suo podcast Served with Andy Roddick, dopo che l’australiano è stato indicato dall’Itia come positivo alla cocaina, riaprendo il confronto sulle sue precedenti accuse contro colleghi come Jannik Sinner e Iga Swiatek nei casi legati ai controlli antidoping.
Roddick attacca Kyrgios dopo la positività alla cocaina
La vicenda, emersa nei giorni scorsi attraverso le comunicazioni dell’International Tennis Integrity Agency, ha riportato Nick Kyrgios al centro del dibattito nel circuito. Non solo per la natura della sostanza, la cocaina, ma per il peso delle parole pronunciate in passato dall’australiano contro altri tennisti finiti sotto esame per vicende di doping.
Nel suo podcast, Andy Roddick non ha cercato giri larghi. L’ex campione statunitense, vincitore degli Us Open 2003 e per anni volto diretto — spesso tagliente — del tennis americano, ha accusato Kyrgios di aver costruito un clima di sospetto attorno ai colleghi e di chiedere ora una comprensione che lui stesso, in altre circostanze, non avrebbe concesso. «È una cosa ipocrita. Soltanto ipocrita», ha detto, con tono secco.
Secondo Roddick, il punto non riguarda soltanto la positività di Kyrgios. Riguarda il contesto, e soprattutto la coerenza. Per mesi l’australiano aveva commentato con durezza i casi di altri giocatori, usando i social come cassa di risonanza. Ora, davanti alle critiche, prova a spiegare il proprio momento personale. E lì, per l’ex numero 1, nasce la contraddizione.
Il riferimento al caso Sinner e al Clostebol
Il passaggio più duro del podcast è arrivato quando Roddick ha richiamato il caso Jannik Sinner, coinvolto in passato in una vicenda legata al Clostebol. Kyrgios, in quella fase, era stato tra le voci più severe: aveva contestato la gestione del caso e chiesto pubblicamente conseguenze pesanti per il tennista italiano, diventato nel frattempo uno dei riferimenti del circuito.
Roddick ha ricordato proprio quella posizione. «Così come Sinner sarà per sempre qualcuno che è risultato positivo a un test antidoping, ma in quel caso non hai chiesto di capire il contesto», ha spiegato l’ex campione americano. Una frase che pesa, perché sposta il discorso dal terreno tecnico a quello morale. Non il laboratorio, non la procedura. Il metro di giudizio.
Per l’ex numero 1, Kyrgios avrebbe alimentato un linguaggio capace di oltrepassare il dibattito sportivo. «Hai alimentato commenti e bulli online che si riversano nei post di Sinner, Swiatek e anche nei miei, accusandoci di usare steroidi», ha aggiunto Roddick. Parole pronunciate senza apparente esitazione, dentro una puntata in cui il tema centrale è diventato il rapporto tra responsabilità pubblica e reputazione.
Il passato personale di Kyrgios torna nel dibattito
Nel tentativo di spiegare la propria situazione, Nick Kyrgios avrebbe richiamato il periodo difficile vissuto negli ultimi anni, tra infortuni, problemi personali e fragilità psicologiche. Una linea difensiva che, sul piano umano, non è nuova nel racconto dell’australiano, spesso aperto nel parlare dei momenti complicati della sua carriera. Ma stavolta, ha sostenuto Roddick, quel contesto non può essere usato a senso unico.
L’ex tennista americano ha citato anche una precedente vicenda giudiziaria che aveva coinvolto Kyrgios, quando il giocatore si era dichiarato colpevole in un procedimento legato all’aggressione alla ex compagna. «Quando ti sei dichiarato colpevole per aver abusato della tua ragazza, hai chiesto alle persone di capirti e di comprendere il contesto», ha ricordato Roddick. Una frase ruvida. E non casuale.
Il ragionamento è questo: se si invoca la complessità per sé, la si deve riconoscere anche agli altri. In caso contrario, ha lasciato intendere Roddick, la discussione diventa solo una questione di convenienza. Kyrgios, finalista a Wimbledon 2022 e da tempo più presente nelle polemiche che nei tabelloni, si ritrova così davanti a un effetto boomerang: le sue stesse parole tornano nel momento meno favorevole.
Social, meme e il peso delle parole nel tennis
La notizia della positività alla cocaina ha acceso anche i social, dove nelle ultime ore sono circolati meme, commenti duri e vecchi post di Kyrgios riproposti dagli utenti. Un meccanismo già visto, rapido e poco incline alle sfumature. Stavolta, però, a finire sotto osservazione non è solo il giocatore, ma il modo in cui negli anni ha usato la propria visibilità per giudicare i casi altrui.
Nel tennis moderno, il confine tra opinione, accusa e gogna digitale è sottile. Roddick, che pure non ha mai nascosto simpatie e antipatie nel circuito, ha scelto di mettere il dito proprio lì: sulla responsabilità di chi parla a milioni di persone. Una frase postata d’impulso, un commento in podcast, una battuta in conferenza possono restare addosso a lungo. A volte tornano indietro.
Per Nick Kyrgios, il problema ora non è soltanto chiarire la propria posizione davanti agli organismi competenti e all’opinione pubblica. È ricostruire credibilità in un ambiente che ricorda bene le sue parole su Sinner, Swiatek e gli altri casi di antidoping. Roddick lo ha detto senza cercare formule morbide: se chiedi empatia, devi averla concessa. Altrimenti il campo, anche fuori dalle righe, diventa molto stretto.
