Allenamento sul cemento: un tennista serve con il polso destro fasciato, dettaglio che richiama il rientro verso gli Us Open.
Carlos Alcaraz è tornato ieri ad allenarsi sui campi in cemento della Real Sociedad Club de Campo di El Palmar, a Murcia, a 18 giorni dagli Us Open, per verificare la risposta del braccio destro dopo l’infortunio al polso e sciogliere i dubbi sulla sua presenza a New York.
Alcaraz si allena a El Palmar con il braccio destro fasciato
Il rientro in campo di Carlos Alcaraz non è passato inosservato. Intorno al campo, sotto il sole del pomeriggio murciano, si sono fermati tifosi, tecnici e alcuni giornalisti locali: tutti con lo sguardo puntato su quella fascia elastica nera avvolta al braccio destro. Un dettaglio piccolo, ma non secondario, visto che lo spagnolo convive da mesi con i postumi della tenosinovite al polso destro, accusata durante l’Atp 500 di Barcellona lo scorso 14 aprile.
Nel quartier generale di El Palmar, dove Alcaraz ha costruito buona parte della sua crescita tecnica, l’ex numero 1 del mondo ha ripreso a lavorare sul cemento con una seduta controllata. Nessuna forzatura visibile, almeno nelle prime fasi. Il messaggio, però, è sembrato chiaro: il campione spagnolo vuole esserci agli Us Open, ma non a qualsiasi costo.
Servizio, palleggio e test fisici: condizione al 60-70%
Dai filmati circolati sui social si vede Alcaraz impegnato soprattutto sul servizio, il colpo più delicato in questa fase di recupero. In un esercizio, una palla medica veniva fatta rotolare oltre la rete come bersaglio da colpire o da evitare: un lavoro di precisione, ritmo e controllo del movimento, più che di potenza pura. Poi, solo allora, sono aumentati gli scambi da fondo.
A fargli da sparring, come spesso accade, c’era Carles Hernández, numero 786 del ranking Atp e presenza abituale nelle sessioni di lavoro del murciano. Il palleggio è salito gradualmente di intensità, con qualche accelerazione di diritto e diversi cambi di direzione. Qualcosa del vero Carlitos si è rivisto, anche se il livello complessivo, secondo chi ha seguito l’allenamento, resta intorno al 60-70% della condizione.
La fluidità è in crescita, gli appoggi sembrano più sicuri, ma la fase di rodaggio non è ancora conclusa. Dall’entourage filtra prudenza: l’obiettivo è evitare ricadute alla fibrocartilagine triangolare, una zona del polso che, se sollecitata male, può diventare un problema serio. “Serve pazienza”, avrebbe spiegato una persona vicina al team. Poche parole, ma nette.
Us Open nel mirino, Winston Salem resta un’opzione
Nei prossimi giorni Alcaraz sosterrà altri test a intensità crescente, decisivi per capire se il viaggio verso New York potrà essere confermato. La soglia indicata dal suo staff è alta: il tennista partirà per gli Us Open solo se sentirà di poter competere almeno all’80-90% rispetto ai migliori standard mostrati a inizio stagione, quando aveva espresso un tennis solido e continuo.
Sul tavolo resta anche l’ipotesi Winston Salem, torneo Atp 250 in programma nella settimana che precede lo Slam americano. Potrebbe servire come banco di prova, una sorta di prova generale prima di Flushing Meadows. Ma non è una scelta scontata: giocare un torneo, anche breve, significa sottoporre il polso a partite vere, tensione, recuperi ravvicinati. E lì, più che in allenamento, si capisce tutto.
Se invece dovesse prevalere la cautela, la rinuncia al cemento statunitense verrebbe letta come una decisione medica e sportiva, non come un arretramento. Dopo settimane di gestione attenta, il rischio più temuto è compromettere il resto della stagione o, peggio, allungare i tempi di recupero. In questo senso, la linea di Alcaraz sembra vicina a quella di Jannik Sinner, anche lui fuori dal tabellone di Cincinnati.
La rivalità con Sinner e il tabù Canada-Cincinnati
L’ultimo incrocio tra Sinner e Alcaraz risale al 12 aprile, nella finale del Masters 1000 di Montecarlo, vinta dall’azzurro 7-6(5) 6-3. Da allora la rivalità che ha segnato il circuito nelle ultime stagioni è rimasta sospesa, tra problemi fisici, programmazioni prudenti e attese crescenti. Il possibile duello agli Us Open riporterebbe al centro la sfida più seguita del tennis maschile.
C’è però un dato che pesa. Dal 1990, anno di nascita del circuito Masters 1000, nessun giocatore è riuscito a vincere gli Us Open dopo aver saltato sia il torneo del Canada sia Cincinnati. Un precedente scomodo, anche per due giocatori abituati a spostare i limiti. Sinner ha già dimostrato a Wimbledon di poter arrivare a uno Slam senza tappe intermedie, ma il cemento americano è un’altra storia.
Nel frattempo il quadro resta aperto. Novak Djokovic torna a Cincinnati con ambizioni alte e guarda a Flushing Meadows con l’esperienza di chi sa scegliere i momenti. Alexander Zverev, salito al numero 2 del mondo, arriva con fiducia dopo il titolo di Parigi e la finale di Londra. Ma il nome che tutti aspettano, in queste ore, è ancora quello di Carlos Alcaraz. Fascia al braccio, cautela e voglia di rientrare.
