Un tennista riceve assistenza al ginocchio dopo l’allenamento, immagine che richiama la prudenza e lo stop per dolore raccontati nell’articolo.
Jannik Sinner ha deciso oggi, venerdì 21 agosto 2026, di rinunciare allo US Open a causa di un dolore al ginocchio emerso durante la preparazione tra Montecarlo, Milano e Torino, con l’obiettivo — condiviso con lo staff medico e tecnico — di evitare che una infiammazione ancora gestibile possa trasformarsi in un problema più serio alla vigilia dell’ultimo Slam della stagione.
Sinner salta lo US Open: la decisione dopo gli ultimi test
La scelta è arrivata al termine di giorni di valutazioni, terapie e prove sul campo: Jannik Sinner, numero 1 del mondo, non sarà al via dello US Open 2026. Una rinuncia pesante, maturata però senza strappi e senza annunci affrettati, dopo che il ginocchio non ha dato le risposte attese nei movimenti più delicati, soprattutto negli appoggi laterali e nei cambi di direzione.
Secondo quanto filtra dall’ambiente vicino al giocatore, il dolore si è attenuato rispetto alle prime avvisaglie, ma non abbastanza da garantire a Sinner quella sicurezza necessaria per affrontare due settimane al meglio dei cinque set. “Il ginocchio sta meglio, ma non è ancora pronto per sostenere il carico di uno Slam”, è il ragionamento condiviso dallo staff. Poche parole, nette.
Il punto, più che la presenza del fastidio, è la fiducia nell’appoggio. Nel tennis di Sinner, fatto di anticipo, scatti brevi e pressione costante da fondo campo, un’esitazione anche minima può cambiare molto. E in quel momento, davanti al rischio di forzare, la prudenza ha pesato più del calendario.
Dal dolore a Montecarlo al controllo a Milano
La vicenda era cominciata con un doloretto al ginocchio durante gli allenamenti di preparazione al Masters 1000 di Cincinnati. All’inizio nulla sembrava indicare uno stop lungo: Sinner aveva continuato a lavorare a Montecarlo, modulando i carichi e cercando di capire se il fastidio potesse rientrare con qualche seduta più leggera.
Con il passare dei giorni, però, il dolore è aumentato. Solo allora è stata presa la decisione di lasciare Montecarlo per un controllo a Milano, alla Physioclinic, dove il tennista è stato visitato dal dottor Melegati, fisiatra con una lunga esperienza nello sport professionistico. In passato il medico ha lavorato anche con il Milan dello scudetto di Massimiliano Allegri e con la nazionale italiana di rugby.
La visita non avrebbe evidenziato un quadro allarmante, ma sufficiente a consigliare cautela. Da lì, il primo passo: la rinuncia a Cincinnati, torneo in cui Sinner difendeva la finale raggiunta nel 2025. Una scelta scomoda, certo, ma già allora orientata a non compromettere la trasferta americana più importante.
Le terapie al J Medical e il nodo degli appoggi
Nelle ultime due settimane Sinner si è sottoposto a controlli regolari al J Medical di Torino, dove lo staff sanitario ha seguito l’evoluzione dell’infiammazione al ginocchio e impostato un programma di recupero graduale. Il lavoro è proseguito tra terapie, esercizi mirati e sedute pensate per ridurre il fastidio, senza bruciare le tappe.
Tra i trattamenti effettuati ci sono state anche le onde d’urto, utilizzate nell’ambito del percorso fisioterapico sull’area interessata. Non si è trattato, secondo le informazioni disponibili, di una corsa contro il tempo a ogni costo: l’obiettivo era verificare se il ginocchio potesse tornare a sostenere l’intensità del campo, giorno dopo giorno.
La prima risposta era stata incoraggiante. Poi, al momento di aumentare ritmo e complessità dei movimenti, sono emersi nuovi segnali di incertezza. Non tanto un dolore acuto, quanto una difficoltà nel sentirsi stabile, nel fidarsi del corpo quando il punto si sporca e il piede deve cercare equilibrio in una frazione di secondo. Per un giocatore come lui, basta quello.
Il rientro resta senza data: priorità al recupero
Al momento non è stata indicata una data precisa per il rientro di Jannik Sinner. La linea scelta dal suo gruppo di lavoro è chiara: proseguire con il recupero, monitorare la reazione del ginocchio e tornare in campo solo quando i movimenti saranno di nuovo pieni, fluidi, senza compensazioni. Nessuna accelerazione.
La rinuncia allo US Open pesa anche sul piano sportivo, perché interrompe la programmazione del numero 1 del mondo in una fase centrale della stagione. Ma nello staff prevale l’idea che uno stop oggi possa evitare conseguenze più lunghe domani. “Meglio perdere un torneo che trascinarsi un problema per mesi”, ha confidato chi conosce da vicino la gestione del caso.
Sinner continuerà a lavorare tra controlli e sedute specifiche, con l’attenzione rivolta alla risposta del ginocchio nei prossimi giorni. La stagione non viene considerata compromessa, ma il messaggio è prudente: si va avanti, sì, però senza forzare. Perché in questa fase, più del tabellone, conta il corpo.
