Racchetta, palline e smartphone in primo piano: sullo sfondo due tennisti sfocati, simbolo di tensioni e polemiche online.
Jannik Sinner e Nick Kyrgios si sono incrociati, dentro e fuori dal campo, in una rivalità mai davvero nata sul piano sportivo ma diventata rumorosa sui social dopo il caso clostebol, con l’australiano che dal 2024 ha attaccato più volte il numero uno azzurro tra post, interviste e commenti pubblici.
Sinner-Kyrgios, un rapporto freddo già dal Masters 1000 di Miami
Il primo episodio risale al 29 marzo 2022, agli ottavi del Masters 1000 di Miami, quando Jannik Sinner batté Nick Kyrgios in due set, 7-6 6-3. Non fu una partita qualsiasi, almeno per il clima in campo: l’australiano protestò a lungo con l’arbitro Carlos Bernardes, che prima gli inflisse un punto di penalità e poi un game penalty.
Da quel pomeriggio in Florida, tra i due, non si è mai creata una vera sintonia. Sinner, come spesso gli accade, rimase dentro la partita senza alzare i toni; Kyrgios, invece, trasformò la frustrazione in una lunga discussione con il giudice di sedia. Finì lì, sul campo, ma il rapporto rimase distante. Freddo, quasi inesistente.
A complicare il contesto, almeno sul piano mediatico, c’è stata anche la relazione tra Jannik Sinner e Anna Kalinskaya, resa pubblica nel 2024 e poi conclusa. La tennista russa, in passato, era stata legata proprio a Kyrgios. Un dettaglio privato, certo, ma nel circuito — dove tutti si conoscono e le voci corrono in fretta — ha contribuito ad alimentare letture e retroscena.
Il caso clostebol e la svolta negli attacchi sui social
Il cambio di passo è arrivato nell’agosto 2024, quando l’International Tennis Integrity Agency rese noto che Sinner era risultato positivo a tracce di clostebol in due controlli effettuati nel marzo dello stesso anno, durante il periodo di Indian Wells. L’ITIA stabilì che il giocatore non aveva colpa né negligenza, accettando la ricostruzione legata a una contaminazione involontaria attraverso un trattamento effettuato dal suo fisioterapista.
Da quel momento, Nick Kyrgios ha iniziato a intervenire con frequenza sul caso. Su X, l’ex Twitter, l’australiano scrisse che la vicenda gli sembrava “ridicola”, sostenendo che per una positività a una sostanza vietata sarebbe dovuta arrivare una squalifica. Parole dure, dirette, senza molti giri.
Sinner, da parte sua, ha sempre evitato lo scontro personale. “Ho attraversato un periodo difficile”, aveva spiegato dopo la decisione dell’ITIA, ribadendo di aver collaborato con le autorità e di voler andare avanti. Una linea bassa, quasi opposta a quella scelta da Kyrgios, che invece ha continuato a usare la vicenda come argomento pubblico.
Dalle interviste agli attacchi diretti: il bersaglio resta Jannik
Nel mesi successivi, mentre il caso passava anche attraverso il ricorso della WADA al Tribunale arbitrale dello sport, Kyrgios è tornato più volte sull’argomento. In interviste e apparizioni televisive, l’australiano ha chiesto coerenza nelle regole antidoping e ha citato il caso Sinner come esempio di trattamento, a suo giudizio, troppo leggero.
La vicenda si è poi chiusa nel febbraio 2025 con un accordo tra Sinner e la WADA: tre mesi di sospensione, dal 9 febbraio al 4 maggio 2025, senza perdita dei titoli conquistati in precedenza. L’Agenzia mondiale antidoping riconobbe che l’assunzione non era stata intenzionale, ma contestò la responsabilità dell’atleta per il comportamento del suo team.
Anche dopo quella chiusura formale, Kyrgios non ha smesso di commentare. A tratti con ironia, a tratti con toni più ruvidi. Il punto, per lui, è rimasto lo stesso: la percezione che nel tennis non tutti i casi vengano trattati allo stesso modo. Un’accusa pesante, pur senza indicare prove di favoritismi diretti.
Sinner, intanto, ha preferito rispondere con i risultati. Dopo la sospensione è rientrato nel circuito mantenendo un profilo pubblico misurato, evitando frasi contro Kyrgios. “Non posso controllare quello che dicono gli altri”, ha ripetuto in più occasioni, secondo quanto riportato nelle conferenze stampa dei tornei.
Una rivalità più mediatica che sportiva
Sul campo, in realtà, Sinner e Kyrgios si sono affrontati poco. Non esiste una lunga serie di partite, né una vera rivalità tecnica costruita negli anni, come accade tra giocatori che si ritrovano spesso nelle fasi finali dei tornei. Qui il terreno principale è diventato un altro: social network, interviste, opinioni pubbliche.
Kyrgios, che negli ultimi anni ha giocato poco a causa degli infortuni, ha conservato un ruolo molto visibile come commentatore e presenza mediatica. Il suo stile è quello di sempre: frasi nette, provocazioni, giudizi senza filtro. Funziona, perché genera reazioni. Ma espone anche a critiche, soprattutto quando il bersaglio è un giocatore come Sinner, percepito da molti colleghi come riservato e poco incline alla polemica.
Il pubblico, infatti, si è diviso. C’è chi vede nelle parole di Nick Kyrgios una richiesta legittima di trasparenza sulle regole antidoping, e chi le considera un attacco personale prolungato. In mezzo resta Jannik Sinner, che ha scelto un’altra postura: parlare poco, non rilanciare, lasciare che siano i tribunali sportivi e il campo a definire la sua posizione.
La distanza tra i due, alla fine, racconta due modi opposti di stare nel tennis contemporaneo. Da una parte Sinner, essenziale, quasi impermeabile al rumore. Dall’altra Kyrgios, che quel rumore lo abita e spesso lo alimenta. E proprio lì, più che in una partita, continua il loro confronto.
