Una giocatrice al servizio in un match serale su cemento, immagine simbolo della semifinale agli US Open raccontata nell’articolo.
Aryna Sabalenka ha battuto Jessica Pegula nella semifinale degli Us Open a Flushing Meadows, imponendosi nella notte italiana con il punteggio di 7-5 6-2 e conquistando la finale dello Slam newyorkese per la quarta volta consecutiva, al termine di una partita indirizzata dalla potenza al servizio e dalla maggiore tenuta nei momenti chiave.
Sabalenka supera Pegula e torna in finale agli Us Open
La corsa di Aryna Sabalenka a New York continua senza rallentamenti. La bielorussa, numero uno del mondo, ha piegato Jessica Pegula in due set, chiudendo una semifinale che nel primo parziale è rimasta in equilibrio fino agli ultimi game e poi, quasi di colpo, ha cambiato volto. 7-5 6-2, un punteggio netto nella sostanza, anche se l’avvio aveva raccontato una partita più ruvida.
Pegula, sostenuta dal pubblico americano dell’Arthur Ashe Stadium, ha provato a tenere il campo con scambi profondi e poche concessioni. Per lunghi tratti del primo set ha risposto colpo su colpo, cercando di spostare Sabalenka e di toglierle tempo sulla palla. Ma sul 5-5, quando ogni punto cominciava a pesare davvero, la bielorussa ha alzato il ritmo: risposta aggressiva, pressione costante, break e poi chiusura al servizio. Un passaggio secco. Decisivo.
La striscia a Flushing Meadows sale a 19 vittorie
Con questo successo, Sabalenka ha centrato la 19ª vittoria consecutiva a Flushing Meadows, un dato che conferma il suo rapporto ormai solidissimo con il cemento di New York. Non è solo una questione di potenza, anche se il suo tennis vive di accelerazioni violente e prime pesanti. Negli ultimi anni, agli Us Open, la bielorussa ha imparato a gestire meglio le pause, i game complicati, quelle fasi in cui l’inerzia sembra scivolare via.
Contro Pegula, il segnale più chiaro è arrivato dopo il primo set. In passato Sabalenka avrebbe potuto concedere qualcosa, magari un turno di battuta distratto, una serie di errori gratuiti. Stavolta no. Nel secondo parziale ha preso campo subito, ha strappato il servizio all’avversaria e ha costretto l’americana a inseguire da lontano. Pegula ha cercato di restare dentro la partita con qualche variazione, ma il margine si è allargato in fretta. E in quel momento, il match è diventato soprattutto una questione di controllo.
Pegula lotta nel primo set, poi paga la pressione
Per Jessica Pegula resta una semifinale amara, soprattutto per come si era messo il primo set. La statunitense aveva iniziato con ordine, sostenuta da un pubblico attento, a tratti rumoroso nei momenti più delicati. Dal suo angolo sono arrivati incoraggiamenti continui, mentre lei cercava di tenere basso il numero degli errori e di evitare che Sabalenka entrasse con i piedi dentro il campo.
La differenza, però, si è vista nei punti pesanti. Sabalenka ha spinto sulle seconde di Pegula, ha trovato profondità con il rovescio e ha usato il dritto per aprirsi il campo. L’americana, costretta spesso a colpire in corsa, ha finito per accorciare qualche palla di troppo. Dopo il break subito nel secondo set, il linguaggio del corpo è cambiato: testa bassa tra un punto e l’altro, sguardo verso il box, il tentativo di rimettere ordine. “Devo restare lì”, sembrava ripetersi dopo uno scambio perso. Ma Sabalenka non le ha lasciato spazio.
In finale ci sarà Rybakina: sfida di potenza a New York
La finale degli Us Open metterà di fronte Aryna Sabalenka ed Elena Rybakina, due giocatrici che sul cemento sanno accorciare gli scambi e trasformare il servizio in un’arma centrale. Sarà una partita costruita su pochi margini: risposta, prime palle, capacità di reggere quando gli scambi superano i cinque o sei colpi. Sabalenka ci arriva con la sicurezza di una serie lunga e con l’abitudine alle notti newyorkesi più pesanti.
Rybakina, dall’altra parte, rappresenta un ostacolo diverso rispetto a Pegula. Serve con grande continuità, colpisce piatta, concede poco tempo per organizzare la difesa. Per Sabalenka, la chiave sarà non forzare subito ogni palla e scegliere bene i momenti in cui accelerare. Lo ha fatto nella semifinale, soprattutto dopo il primo set, mostrando una lucidità che pesa quanto la forza dei colpi. Ora resta l’ultimo passo, sul campo più grande di Flushing Meadows, davanti a un pubblico che sa riconoscere quando una partita vale più del risultato.
