Due attaccanti provano una soluzione offensiva in allenamento, osservati dal tecnico: l’immagine richiama i test tattici in casa Juventus.
La Juventus di Luciano Spalletti ha ripreso oggi alla Continassa la preparazione della trasferta di domenica contro il Sassuolo, a Reggio Emilia, con l’obiettivo di trovare nuove soluzioni offensive dopo un avvio di Serie A in cui i centravanti bianconeri non hanno ancora segnato. Il tema, dentro un gruppo ridotto dagli infortuni e da un centrocampo da ricostruire quasi giorno per giorno, riguarda soprattutto la possibile convivenza tra Nick Woltemade e Randal Kolo Muani. Una traccia di lavoro, per ora. Ma concreta.
Juventus, Spalletti studia Woltemade dietro Kolo Muani
Alla Continassa, dopo il giorno di riposo, l’appello dei presenti si è chiuso in fretta: pochi uomini, diverse assenze e una necessità chiara, dare peso a un attacco ancora in cerca di continuità. Spalletti sta valutando l’idea di schierare Woltemade “sotto punta”, alle spalle di Kolo Muani, per aumentare presenza tra le linee e occupazione dell’area.
La soluzione nasce anche dai numeri di questo inizio di campionato. I gol bianconeri, finora, sono arrivati soprattutto da altri reparti: dalla difesa con Gleison Bremer e Federico Gatti, dal centrocampo con Teun Koopmeiners, mentre tra gli esterni offensivi ha trovato la rete solo Nico Gonzalez. I centravanti, invece, sono ancora a secco. Un dato che pesa, anche se a settembre — e dentro un cantiere tecnico ancora aperto — le sentenze restano premature.
Il tecnico di Certaldo, secondo quanto filtra dal lavoro settimanale, non vuole stravolgere la squadra senza prove. Prima osserva. Poi decide. L’idea è capire se il tedesco possa muoversi qualche metro più indietro, ricevere fronte alla porta e liberare spazi per il francese, più portato ad attaccare la profondità e a lavorare sul filo dei centrali avversari.
Le parole di Spalletti dopo Juventus-Milan
Un indizio era arrivato già dopo Juventus-Milan 1-1, quando Spalletti aveva aperto alla coppia senza girarci troppo intorno. “Nick e Randal possono giocare insieme, perché Woltemade può giocare sotto, così come Kolo Muani può giocare defilato, lo ha già fatto vedere in carriera”, aveva spiegato l’allenatore nel dopo partita.
Non una frase buttata lì. Piuttosto, una porta lasciata socchiusa. Nel sistema di partenza, vicino al 4-2-3-1, Woltemade potrebbe agire da trequartista atipico: non il classico rifinitore leggero, ma un attaccante capace di abbassarsi, proteggere palla e accompagnare l’azione. Davanti, Kolo Muani avrebbe il compito di allungare la squadra e attaccare gli spazi, ma anche di scambiarsi posizione quando la manovra lo consente.
C’è poi un’ipotesi più spinta, una sorta di 4-2-4 in fase offensiva, da maneggiare con prudenza. In quel caso servirebbero terzini meno aggressivi, mediani più ordinati e una squadra corta, altrimenti il rischio sarebbe quello di spezzarsi in due. Per questo, almeno all’inizio, la doppia punta potrebbe diventare una risorsa da partita in corso. Come accaduto nel finale contro il Milan, quando Woltemade è entrato nella mischia e Kolo Muani era ancora sul terreno di gioco.
Attacco senza gol, il nodo verso Sassuolo-Juventus
La trasferta contro il Sassuolo arriva in un momento delicato, non tanto per la classifica quanto per la costruzione dell’identità offensiva. La Juventus crea, arriva spesso negli ultimi trenta metri, ma fatica a trasformare il lavoro in reti dei suoi attaccanti. E in una stagione lunga, con impegni ravvicinati e pressione crescente, non può dipendere solo da difensori e centrocampisti.
Il tema non riguarda soltanto i singoli. Kolo Muani ha bisogno di palloni puliti, di riferimenti vicini, di una squadra che lo accompagni senza lasciarlo isolato. Woltemade, dal canto suo, può offrire fisicità e letture diverse, ma va inserito dentro meccanismi chiari. “Serve tempo”, è il concetto che filtra dall’ambiente bianconero. Poco appariscente, però realistico.
In questi giorni Spalletti proverà più soluzioni sul campo, tra esercitazioni tattiche e partitelle a ranghi ridotti. Solo allora capirà se presentare la novità già dal primo minuto a Reggio Emilia o conservarla per la ripresa, quando gli spazi cambiano e le difese iniziano a perdere lucidità. La scelta, in fondo, dipenderà anche dal centrocampo disponibile: con la mediana corta, ogni aggiustamento davanti obbliga a un equilibrio diverso dietro.
Da Totti a Brozovic, le intuizioni tattiche di Spalletti
La tentazione di cambiare ruolo a un giocatore non è nuova nella carriera di Luciano Spalletti. All’Udinese, nei primi anni Duemila, trasformò David Pizarro da trequartista in regista basso, intuendone tempi di gioco e capacità di uscire dalla pressione. Alla Roma, poi, costruì alcune delle sue soluzioni più note: Francesco Totti centravanti, Simone Perrotta trequartista d’assalto, Amantino Mancini spostato a sinistra per rientrare e calciare.
Anche all’Inter il tecnico lavorò sulle posizioni, riportando Marcelo Brozovic nel cuore del gioco dopo esperimenti più avanzati. Al Napoli, nella squadra poi arrivata allo scudetto, contribuì a rilanciare Stanislav Lobotka, diventato il perno della manovra. Non tutti gli esperimenti hanno avuto lo stesso esito, questo è chiaro. Ma la sua storia racconta un allenatore disposto a cercare soluzioni fuori dal primo sguardo.
Alla Juventus, nella scorsa stagione, aveva già sorpreso con Koopmeiners laterale sinistro nella difesa a tre: una scelta curiosa, utile in quel momento, senza diventare una strada stabile. Ora l’olandese serve soprattutto in mediana, dove le assenze pesano e i margini sono stretti. Davanti, invece, prende forma un’altra prova: Woltemade dietro Kolo Muani, per dare un gol agli attaccanti e una risposta alla squadra. Domenica, contro il Sassuolo, si capirà se l’intuizione resterà nel laboratorio o entrerà davvero in partita.
