Un tennista esausto in panchina durante un cambio di campo, immagine che richiama i malesseri legati a caldo e umidità.
Novak Djokovic, sconfitto a Cincinnati dall’argentino Thiago Agustin Tirante in una partita segnata da caldo, umidità e malesseri fisici, ha ammesso dopo il match di convivere da anni con un problema di salute che, in certe condizioni, può provocargli stanchezza intensa e attacchi di vomito.
Djokovic dopo la sconfitta a Cincinnati: “Non cerco scuse”
Non ha alzato barriere, Novak Djokovic, e non ha cercato ripari dietro frasi di circostanza. Davanti alla stampa serba e ai microfoni di Sportklub, il campione serbo ha prima reso merito a Tirante, poi ha raccontato una serata difficile, una di quelle in cui il corpo manda segnali chiari e il campo, a un certo punto, diventa più stretto. “Prima di tutto, mi congratulo con il mio avversario, ha giocato bene”, ha detto Djokovic, con il tono di chi non vuole togliere nulla alla vittoria dell’altro.
La sconfitta nel torneo di Cincinnati, arrivata in condizioni climatiche pesanti, ha però aperto una finestra su un tema che il serbo aveva spesso lasciato sullo sfondo. “Per quanto mi riguarda, non è la prima volta che mi sento così, immagino non sarà l’ultima, ma quel che è fatto è fatto”, ha spiegato. Una frase asciutta, quasi rassegnata. Eppure, per la prima volta, il riferimento al malessere è stato più diretto.
Il problema di salute e il peso di caldo e umidità
Djokovic ha parlato di un problema di salute che lo accompagna “da qualche anno” e che tende a manifestarsi soprattutto quando si sommano caldo, umidità e sforzo prolungato. “Ho molti problemi, soprattutto quando c’è molta umidità e caldo. Sapevo che queste condizioni mi avrebbero penalizzato”, ha ammesso il serbo. Non è entrato nei dettagli medici, né ha indicato una diagnosi precisa, ma il quadro descritto è quello di un atleta costretto a gestire reazioni fisiche pesanti in alcune giornate.
Secondo quanto riferito dopo il match, tra i sintomi ci sarebbero anche stanchezza estrema e, in alcune circostanze, attacchi di vomito. Condizioni che, in uno sport come il tennis, possono incidere su lucidità, recuperi e gestione dei punti lunghi. A Cincinnati, dove le partite estive possono diventare una prova anche sul piano della resistenza, il problema è riemerso con evidenza. Non solo gambe. Anche respiro, concentrazione, nervi.
La partita con Tirante e il fattore mentale
Il serbo ha però evitato di ridurre tutto al meteo. “Hanno influito, ma ci sono tutte le altre cose: il nervosismo e tutto ciò che comporta una partita come questa”, ha spiegato Djokovic, riconoscendo che la tensione del momento ha aggravato la situazione. In campo, ha lasciato intendere, il disagio fisico e quello mentale si sono alimentati a vicenda. Prima qualche segnale, poi il calo. Solo allora la partita ha preso una direzione difficile da correggere.
Per Thiago Agustin Tirante, la vittoria resta un risultato di peso, ottenuto contro uno dei giocatori più vincenti del circuito. Djokovic non gli ha tolto meriti, anzi. Ha insistito sulla qualità della prestazione dell’argentino, pur raccontando le proprie difficoltà. È un passaggio non secondario: quando un campione parla di problemi fisici dopo una sconfitta, il confine tra spiegazione e giustificazione diventa sottile. Lui, almeno nelle parole, ha provato a restare dall’altra parte.
Il futuro di Djokovic tra US Open e dubbi sul 2027
A 39 anni, ogni uscita anticipata di Djokovic porta con sé una domanda in più sul futuro. Il serbo, pochi giorni prima, aveva detto di sentirsi bene in vista degli US Open, meglio di quanto gli fosse capitato da tempo dopo uno Slam. La serata di Cincinnati, però, ha riaperto i dubbi sulla tenuta fisica in tornei lunghi, viaggi ravvicinati e condizioni ambientali non semplici. Non un addio, no. Ma un’incertezza più visibile.
Alla domanda sulla possibilità di rivederlo a Cincinnati nel 2027, Djokovic ha risposto senza chiudere del tutto la porta, ma nemmeno spalancandola. “Spero proprio di sì, ma purtroppo al momento sembra più probabile che non accadrà. Vedremo cosa ci riserverà il futuro”, ha confidato. Parole che pesano, anche se dette a caldo. Per ora resta l’obiettivo US Open, con il corpo da ascoltare giorno per giorno e una carriera che, ormai, si misura anche su questo: scegliere quando spingere e quando fermarsi.
