Un tennista si ferma in panchina per cambiare le scarpe durante un match sul cemento, dettaglio al centro delle polemiche.
Rafael Jodar è finito al centro del dibattito nel torneo Masters 1000 di Cincinnati, negli Stati Uniti, dopo la vittoria contro Denis Shapovalov, arrivata nei giorni in cui il circuito maschile guarda già allo Us Open, perché il canadese lo ha accusato di aver tratto vantaggio da una pausa per cambiare le scarpe durante il terzo set.
Jodar, la vittoria con Shapovalov e le accuse dopo il match
La partita, già di suo, aveva abbastanza materiale per far discutere: Jodar ha rimontato da 1-5 nel terzo set, ha cancellato match point e ha chiuso una sfida che sembrava ormai nelle mani di Shapovalov. Poi, però, il tema tecnico è passato in secondo piano. A pesare sono state le parole del canadese, irritato per l’interruzione arrivata mentre lo spagnolo era in difficoltà.
Secondo Shapovalov, quella pausa per sistemare i lacci e cambiare le scarpe avrebbe spezzato il ritmo della partita. Un’accusa non nuova, almeno nella percezione degli avversari, perché a Jodar era già capitato di fermarsi per problemi simili. Lo spagnolo, a caldo, ha respinto ogni sospetto: “È una situazione che non posso controllare”, ha spiegato, aggiungendo che dalla prossima gara proverà ad avere scarpe già pronte a bordo campo.
Il caso è diventato uno degli argomenti più discussi a Cincinnati, anche perché Jodar continua a vincere. Lo spagnolo ha raggiunto gli ottavi di finale per il quarto Masters 1000 consecutivo e ora lo attende Flavio Cobolli, in una partita che dirà qualcosa in più sul suo momento. Intanto, attorno a lui, cresce il rumore.
Perché i lacci di Jodar si rompono così spesso sul cemento
La spiegazione arrivata dalla Spagna riguarda soprattutto il modo in cui Rafael Jodar si muove in campo. Il suo tennis, molto fisico, lo porta a giocare ogni punto fino in fondo, anche quando la palla sembra ormai fuori portata. Sul cemento, superficie dura e abrasiva, questo atteggiamento ha un costo concreto: le scarpe si consumano più in fretta, i lacci vengono sollecitati, e talvolta cedono.
Il dettaglio tecnico è legato alle scivolate. Quando Jodar si allunga in difesa, spesso il piede di richiamo resta quasi verticale rispetto al terreno; in quel momento la parte posteriore della scarpa striscia sul campo e produce attrito. Non è un movimento raro nel tennis moderno, ma nel suo caso si ripete con frequenza, soprattutto sulle palle laterali.
Durante il match con Shapovalov, la scarpa danneggiata mostrava tracce di vernice blu, lo stesso colore del campo di Cincinnati. Un particolare notato dalle immagini e utilizzato, in Spagna, per sostenere la versione del giocatore. In altre parole: più che una strategia per rallentare l’avversario, sarebbe stata una conseguenza del suo stile di gioco.
Il precedente di altri giocatori e il nodo delle scarpe Adidas
Il problema non riguarda solo Jodar. Negli ultimi anni altri tennisti sponsorizzati da Adidas hanno avuto difficoltà simili con le calzature, in particolare per la resistenza dei lacci durante gli spostamenti più aggressivi. Il nome che torna spesso è quello di Stefanos Tsitsipas, più volte criticato dagli avversari per pause considerate troppo lunghe, tra toilet break e cambi di scarpe.
Il greco, in passato, aveva chiesto al proprio sponsor tecnico soluzioni diverse, proprio per evitare interruzioni e polemiche. Non era solo una questione d’immagine. Ogni pausa, in una partita di alto livello, può modificare temperatura emotiva, ritmo degli scambi, gestione dei punti successivi. E quando un giocatore è già sotto osservazione, anche un gesto normale viene letto con sospetto.
Anche Jakub Mensik, nelle prime fasi della carriera, si è fermato più volte per problemi di questo tipo. Sono episodi che nel circuito possono capitare, specie su campi duri e con giocatori molto esplosivi negli appoggi. Nel caso di Jodar, però, la ripetizione degli episodi e la sua crescita improvvisa hanno reso tutto più visibile.
Cobolli all’orizzonte, Jodar deve spegnere le polemiche
Ora la risposta più concreta, per Rafael Jodar, passa dal campo ma anche dall’organizzazione. Avere più paia di scarpe pronte accanto alla panchina, già allacciate e disponibili, ridurrebbe i tempi di attesa e toglierebbe argomenti agli avversari. È un accorgimento semplice, quasi banale, ma nel tennis professionistico i dettagli pesano.
La sfida con Flavio Cobolli arriva quindi in un momento delicato. Da un lato c’è uno spagnolo in grande fiducia, capace di vincere partite quasi perse e di reggere la pressione dei turni più avanzati. Dall’altro c’è una discussione che rischia di accompagnarlo anche nei prossimi tornei, soprattutto se dovessero ripetersi nuove interruzioni.
Per ora Jodar ha scelto una linea sobria: nessuna polemica frontale, solo la spiegazione del problema e la promessa di prepararsi meglio. “Cercherò di avere delle scarpe pronte”, ha ammesso. Basterà? Dipenderà anche da quello che accadrà contro Cobolli, perché nel tennis, spesso, il modo più rapido per chiudere una discussione resta vincere il punto successivo.
