Momento dietro le quinte: un giocatore osserva l’allenamento e la routine di preparazione durante un grande torneo.
Matteo Berrettini, durante gli US Open 2026 a New York, ha raccontato in un video realizzato da Uber che sceglierebbe di vivere per una settimana nei panni di Jannik Sinner, spinto dalla curiosità di capire da vicino la quotidianità del numero uno del mondo, tra allenamenti, preparazione e impegni fuori dal campo. Una risposta arrivata con tono leggero, quasi da chi si lascia andare a una confidenza tra colleghi, ma che dice qualcosa del rapporto di stima dentro il tennis italiano.
Berrettini sceglierebbe Sinner: “Interessante vedere come vive”
Nel filmato diffuso durante il torneo americano, Matteo Berrettini ha risposto a una domanda semplice solo in apparenza: se potesse scambiare la propria vita con quella di un altro tennista per una settimana, chi sceglierebbe? Il romano non ha avuto molti dubbi e ha indicato Jannik Sinner, oggi riferimento del circuito e simbolo di una generazione azzurra che ha cambiato peso e ambizioni del tennis italiano. “Sarebbe interessante vedere come vive la sua vita”, ha raccontato Berrettini, spiegando che la curiosità non riguarda soltanto le partite o i risultati, ma tutto ciò che resta lontano dalle telecamere.
Il punto, ha lasciato intendere, è capire cosa succede dietro la routine di un campione che viaggia da un continente all’altro, si allena con un’agenda rigida e deve gestire pressioni costanti. Allenamenti, preparazione atletica, recupero, sponsor, media, incontri con il team: la vita di Sinner, vista da fuori, appare scandita da dettagli e tempi stretti. Berrettini lo sa bene, perché quel mondo lo conosce. Eppure, in questo caso, a incuriosirlo è proprio il modo in cui un collega così giovane e già così esposto riesce a tenere insieme tutto.
La quotidianità del numero uno tra campo e impegni
La scelta di Berrettini nasce anche dal momento che sta vivendo Sinner, arrivato agli US Open con lo status di numero uno del mondo e con l’attenzione permanente del circuito addosso. Non si tratta soltanto di scendere in campo, vincere e passare al turno successivo: attorno a ogni giornata di torneo ci sono sessioni di lavoro, conferenze stampa, fisioterapia, riunioni tecniche e una serie di appuntamenti che spesso restano invisibili al pubblico. In mezzo, poco spazio vuoto. A volte, quasi niente.
Per un giocatore come Berrettini, che nella sua carriera ha conosciuto finali importanti, infortuni pesanti e rientri complicati, osservare da vicino la gestione di Sinner avrebbe anche un valore professionale. Non una curiosità da tifoso, piuttosto da atleta. Come si prepara una partita? Come si recupera dopo cinque set? Come si protegge la concentrazione quando tutti chiedono qualcosa? Sono domande che nel tennis moderno pesano quanto un dritto vincente o un turno di servizio tenuto nel momento caldo.
La stima dentro il tennis italiano
La risposta del romano conferma anche il clima di rispetto che da tempo accompagna il gruppo azzurro. Berrettini e Sinner appartengono a percorsi diversi, per età, caratteristiche tecniche e momenti di carriera, ma hanno contribuito entrambi a dare al tennis italiano una centralità nuova. Il primo, con la finale a Wimbledon e la lunga presenza ai vertici; il secondo, con una continuità di risultati che lo ha portato in cima al ranking mondiale. Due traiettorie differenti, sì. Ma nello stesso quadro.
Nel video, Berrettini non ha insistito su rivalità o paragoni, scegliendo invece un tono disteso. Ha parlato di vita quotidiana, non di trofei. Di ciò che accade lontano dal campo, più che di classifiche. È un dettaglio non secondario, perché restituisce l’immagine di un circuito in cui i giocatori osservano, studiano, prendono spunti anche dai colleghi più vicini. “Mi incuriosisce tutto quello che c’è dietro”, è il senso delle sue parole. Una frase semplice, con dentro molta esperienza.
Gli US Open come vetrina e racconto fuori dal campo
Gli US Open, da sempre, sono anche questo: non soltanto tennis giocato, ma racconti laterali, video, interviste brevi, momenti che avvicinano il pubblico agli atleti fuori dalla partita. New York amplifica ogni gesto, ogni frase, ogni scelta. In quel contesto, la risposta di Matteo Berrettini su Jannik Sinner ha trovato subito spazio perché tocca una curiosità condivisa: cosa significa davvero vivere da numero uno del mondo, giorno dopo giorno, senza fermarsi quasi mai?
La domanda resta aperta, e forse proprio per questo funziona. Sinner, abituato a parlare poco di sé e molto del lavoro, continua a costruire la sua immagine su disciplina, riservatezza e attenzione ai dettagli. Berrettini, dall’altra parte, ha dato voce a una curiosità più umana che tecnica: entrare per una settimana in quella routine, vedere da vicino il ritmo, i silenzi, le scelte. Non per imitarla per forza. Per capirla, magari. E nel tennis, spesso, capire è già un modo di migliorare.
