Tennis, Salvatore Caruso: “Pochissimo tempo per metabolizzare, ma sono sorpreso di me stesso”

Tennis, Salvatore Caruso: “Pochissimo tempo per metabolizzare, ma sono sorpreso di me stesso”

18 gennaio 2018 Non attivi Di Fabrizio Zocco
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Quando camminavo scortato verso il campo mi sono sentito un po’ cadere dalle nuvole”: sono queste le prime parole in esclusiva di un Salvatore Caruso appena reduce da Melbourne, dove il tennista siciliano ha fatto registrare la sua prima apparizione nel tabellone principale di un torneo dello Slam. Proprio nella terra dei canguri, l’attuale numero 210 delle classifiche mondiali ha infatti superato i tre turni di qualificazione del primo Major stagionale, l’Australian Open, per poi arrendersi all’esordio a testa altissima, e non senza qualche rammarico, all’esperiente tunisino Malek Jaziri, oggi centesimo giocatore del pianeta ma, appena undici mesi fa, numero 47 del ranking ATP.

Un eccellente risultato e una grandissima soddisfazione per lo sport del siracusano e gli abitanti della città di Avola, il luogo in cui Salvo è nato e ha compiuto i primi passi nel mondo del tennis. Per appassionati, e non, sono state notti di grande fermento: dopo l’agevole successo nel primo round preliminare ai danni del turco Cem Ilkel, tre vere e proprie battaglie hanno tenuto incollati agli schermi tutti i fan del venticinquenne atleta avolese. Prima le due rimonte al cardiopalma rispettivamente sullo slovacco Norbert Gombos e il francese Mathias Bourgue, poi quella subita nel match-maratona contro il già citato Jaziri.

Sono state le partite più dure e molto toste a livello nervoso” – dice Caruso riferendosi agli incontri contro Gombos e Bourgue, che aveva in precedenza estromesso la prima testa di serie del tabellone cadetto Taylor Fritz – “Mi sono sorpreso di me stesso per come sono riuscito a gestirle e mi hanno sicuramente aiutato per affrontare successivamente il primo turno esprimendo un buon livello di tennis”.  Una vigilia di primo turno durata appena 24 ore, per via della pioggia che ha protratto i match di qualificazione fino alla domenica e costretto gli organizzatori a mandare in campo diversi giocatori qualificati il giorno successivo. Ogni amante di questo sport sognerebbe di vivere un momento del genere: “Non ho avuto purtroppo tanto tempo per metabolizzare il fatto di dover giocare uno Slam in tabellone. È stato tutto molto veloce”.

La favola si materializza. Si giunge dunque al lunedì più dolce della vita tennistica di Caruso: il match è il quarto in programma sul campo numero 14, lo stesso su cui circa due ore prima niente di meno che David Ferrer e Andrey Rublev si erano dati battaglia per quasi quattro ore. L’azzurro classe 1992 si porta addirittura avanti di due parziali, aggiudicandosi il primo set al tie-break dopo aver addirittura recuperato da un handicap iniziale di 0-4: “Sto per disputare il mio primo match tre su cinque nel tabellone di uno Slam: pensavo questo mentre mi scortavano verso il campo e, probabilmente, i primi quattro game della partita sono stati il frutto di questo pensiero”. Tuttavia, più passavano i minuti, più Salvatore era padrone del campo: il secondo parziale veniva archiviato per 6-3 grazie ai break ottenuti nel quinto e nel nono gioco, nel terzo un fisiologico calo mentale permetteva però al tennista nordafricano di riaprire d’esperienza la contesa.

Sono queste le premesse al bivio di quest’incontro, il quarto set. Il giocatore, che oggi si allena alla TC Quadro Tennis Academy di Siracusa, strappa il servizio all’avversario al gioco numero 3 e sembra avere in pugno l’incontro, ma si fa sciaguratamente contro-breakkare a zero nel game successivo: “Sicuramente è stata una chiave della partita: tenendo quel game di servizio non dico che avrei ipotecato il match, ma farlo servire sul 3-1 a mio favore sarebbe stato interessante. Dovevo essere un po’ più cattivo, è questo quello che è mancato principalmente: non la considererei la svolta negativa, perché sapevo di avere ancora a disposizione un set intero più, eventualmente, il quinto”.

Poi, sulla situazione di quattro giochi pari, 30-40, si vede sfumare l’unica altra chance di break del parziale con l’unico ace del set (guarda un po’ in che momento) da parte di Jaziri, che qualche minuto dopo pareggia i conti e trascina la partita al quinto e decisivo parziale. Il resto, purtroppo, lo conosciamo già: il tennista tunisino, che a Melbourne Park aveva già raggiunto il terzo turno lo scorso anno e nel 2015, ha fatto valere la sua decennale esperienza nel circuito e, dopo uno scambio di break tra il secondo e il terzo gioco del quinto set, non concede più chance al nostro connazionale, finendo per imporsi dopo oltre quattro ore di gioco.

Traguardo o punto di partenza? Chi ha avuto modo di seguire Salvo nelle ultime stagioni sa benissimo che quello che è avvenuto in Australia altro non è che il coronamento di anni di sacrifici, ma allo stesso tempo la conferma della maturità e della consapevolezza nei propri mezzi acquisite dal tennista isolano: i successi sfiorati al Foro Italico contro Borna Coric e Adrian Mannarino, tanto per citarne alcuni, o gli ottimi risultati a livello Challenger non erano certo frutto della casualità, ma di una crescita esponenziale a livello tecnico e mentale.

Adesso potrà pianificare con maggiore tranquillità il proprio 2018. I numeri sono dalla sua parte, da oggi alla fine della stagione dovrà difendere 251 punti, addirittura solamente 19 da metà gennaio fino ai primi di aprile: il che potrebbe permettergli di far sorridere maggiormente una classifica che tra due lunedì lo vedrà stabilirsi intorno alla 182esima posizione, avvicinandosi ulteriormente al suo best ranking da numero 156. Intanto ha già delineato il quadro dei suoi prossimi impegni: “Mi fermerò una decina di giorni, poi giocherò il Challenger di Quimper, le qualificazioni all’ATP 250 di Sofia, per poi fare ritorno in Italia col Challenger di Bergamo”.

Noi di siracusasport.it non possiamo far altro che augurargli un grosso in bocca al lupo per le avventure che lo vedranno protagonista nelle prossime settimane e nei prossimi mesi: ne siamo certi, il bello deve ancora arrivare.

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