Tennis ATP, Salvatore Caruso e “quella volta che Roger Federer mi nascose la racchetta”

Tennis ATP, Salvatore Caruso e “quella volta che Roger Federer mi nascose la racchetta”

28 Dicembre 2016 Off Di Redazione
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Il team di Sportface, e dalla penna di Fabrizio Zocco direttamente dalla Sicilia e precisamente da Avola (Siracusa), sua terra natìa e patria della mandorla, ha intervistato Salvatore Caruso, tennista siciliano classe ’92 che, in questo 2016, ha conquistato per la prima volta il main draw agli Internazionali Bnl d’Italia e due discrete semifinali a livello Challenger, peraltro su due superfici diverse, a Fano e a Brescia. Il ventiquattrenne isolano si racconta a 360 gradi ai nostri microfoni, ponendo l’accento sulla stagione che si è conclusa, su quella che comincerà tra pochissimi giorni e, in generale, su quali siano stati i momenti migliori e peggiori della sua carriera. Infine, un simpatico aneddoto su… Roger Federer!

Come ti stai preparando per la prossima stagione? Su cosa hai lavorato di più?

“Adesso sono alla quarta settimana di preparazione: sto lavorando molto sia fisicamente che tecnicamente. Sul fisico sto cercando, com’era da programma, di irrobustire la parte superiore e cercare di mettere tanta carne al fuoco che mi servirà per tutta la stagione. Sul piano tennistico, sto lavorando molto sul servizio, cercando di guadagnare qualcosa in velocità e nelle percentuali”.

Australian Open: andrai? Sarebbe già la seconda partecipazione, come ti senti e quali sono le tue sensazioni?”

“Per quanto riguarda gli Australian Open, al momento sono fuori: sinceramente le chance di entrare secondo me sono poche. In ogni caso, se dovessi entrare e partire, ti dico che ovviamente la seconda partecipazione ad un torneo la prendo sempre meglio rispetto alla prima: sono una persona molto curiosa e a volte mi concentro troppo sull’off-court che sul gioco vero e proprio. Sai, l’anno scorso era il primo Slam: non è stata una cattiva prestazione, ma sono convinto che quest’anno, in caso di partecipazione, potrei fare molto meglio”.

La tua programmazione per il 2017? Gli obiettivi?

“Dipende ovviamente tutto da Melbourne, se dovessi entrare o meno. Dopo non saprei, vedremo un po’ il calendario. Sicuramente giocheremo una prima parte di stagione sul veloce, dove comunque ho fatto benissimo poche settimane fa, provando a fare tanti punti magari nei primi sei mesi, in cui non difendo tantissimo. Arrivare a una buona classifica per l’estate sarebbe un ottimo risultato.”

La scorsa stagione una prima parte così così, poi tanti ottimi risultati negli ultimi sei mesi: può essere considerata la migliore?

“Devo dire che la scorsa (2015) è stata un’ottima stagione. Questa, come hai detto, è stata un po’ a due facce. Nella scorsa ho raggiunto il mio best ranking, ho giocato bene, però quest’anno c’è da dire che ho giocato tornei molto più importanti, i miei primi due Slam, sono entrato nel tabellone principale a Roma. Se dovessi scegliere tra le due, non saprei quale effettivamente. Il 2016 l’ho ripreso un po’ per i capelli: a settembre ero circa 400 del mondo, lì è avvenuta la svolta; per il tennis che stavo esprimendo penso che non era la classifica che meritassi. Ti ripeto: queste sono le due mie stagioni migliori; in termini di classifica spero che la migliore in assoluto debba ancora arrivare”.

Momento più emozionante della tua carriera?

“Sicuramente porto nel cuore il ricordo di quest’anno a Roma. Sai, primo tabellone di un Atp, prima volta su un campo importante: purtroppo proprio questo mi ha fregato, perchè non ho espresso il mio migliore tennis, che avevo messo in mostra nelle pre-qualificazioni, dove avevo giocato delle ottime partite. Contro Kyrgios non sono riuscito ad esprimermi perchè è stata un’emozione davvero particolare: c’era tutta la mia famiglia, tanti amici. E’ stato un ottimo momento per la mia carriera, questo sicuramente, però rimane l’amaro in bocca perchè non sono riuscito ad esprimermi come avrei voluto”.

E il momento più difficile? A tal proposito, come reagisci dopo una sconfitta?

“Credo di non avere un momento peggiore, alla fine in una stagione ci sono tanti alti e bassi; si spera di essere costanti, questo è quello che rende i primi dieci forti, perchè tendono a mantenere un livello di gioco abbastanza alto per tutta la stagione. Tempo fa, dopo una sconfitta, era come se mi fosse morto un parente: adesso sto cercando di prenderla un po’ meglio. La rabbia c’è sempre per i primi dieci minuti, poi però si cerca di sdrammatizzare e di andare alla ricerca delle motivazioni della sconfitta e di far sì che questa non si verifichi più”.

Tanti ottimi risultati sono arrivati sul cemento, anche indoor: da questo punto di vista sei secondo me un italiano atipico. Che ne pensi?

“Sì, sul veloce mi esprimo molto bene: mi piace molto come superficie, i miei colpi piatti trovano magari più incisività che sulla terra. Forse hai ragione tu: sono un po’ un italiano atipico perché di base nascono tutti sulla terra; però devo dire che, come me, ci sono tanti giocatori italiani che si esprimono bene sul veloce. Mi viene in mente Gaio in primis; penso si stia provando a fare un cambiamento da questo punto di vista, cercando di valorizzare di più il cemento in Italia rispetto al passato. Penso anche ad altri ragazzi come Sonego, Donati, Napolitano, che tra l’altro ha vinto il Challenger a Ortisei. Oggi ci sono sicuramente più azzurri che si esprimono bene sul veloce rispetto al passato”.

Nel circuito hai avuto modo di incontrare tanti protagonisti: qualcuno ti ha colpito particolarmente?

“Il mondo del tennis è un mondo molto particolare, in cui ognuno di noi ha qualcosa degno di nota, chi più chi meno. Se dovessi fare un nome tra i tanti, sicuramente quello di Alessandro Giannessi: sono stato a stretto contatto con lui in America e devo dire che è una persona fantastica, ti trasmette positività ed è davvero molto divertente”.

Pochi anni fa hai fatto da sparring partner a Roger Federer: le tue sensazioni quando hai ricevuto una chiamata del genere e cosa si prova a stare in campo di fronte a Sua Maestà? Qualche aneddoto degno di nota?

Quella è stata un’esperienza importante: allenarmi tre giorni con Federer è qualcosa che porto nel cuore. Mi sento fortunato ad avere giocato con uno dei più forti, se non il più forte di tutti i tempi. Anche perché quella chiamata arrivò in un momento particolare: ero a casa con i miei genitori, con la mia famiglia, se non ricordo male era una domenica. Stavo pranzando e sono partito quasi subito, dopo due ore. E’ stata una chiamata importante per l’esperienza in sè. Un aneddoto particolare: l’ultimo giorno, io ero andato via dal campo per prendere l’acqua al bar e lui simpaticamente mi nascose la racchetta; devo dire che in quell’occasione si è dimostrato una persona fantastica. Anche per come mi ha accolto e per come mi ha ringraziato di essere andato lì ad allenarmi con lui: se ero già un suo tifoso, dopo quell’esperienza lo sono diventato ancora di più”.

A chi attribuiresti i meriti del tuo successo tennistico, oltre alla tua grande caparbietà?

“Penso che costruire un giocatore di tennis non sia facile: vedo questa avventura come un mosaico, in cui tutte le persone che mi stanno accanto aggiungono un pezzo sperando che questo venga bene. In primis devo ringraziare le persone del mio staff: il mio allenatore Paolo, l’altro mio allenatore Nico, il preparatore atletico Pino Maiori, sicuramente la mia famiglia, che mi ha sempre supportato anche nei momenti più difficili, la mia ragazza Anna che mi dà tanta serenità quando sono sia a casa che fuori. I miei amici, con cui mi diverto tanto ogni volta che torno a casa e che quest’anno sono anche venuti a Caltanissetta per vedermi giocare. Un altro amico, Andrea Salinitro, che è nella top 3 dei miei tifosi (il primo è senza dubbio mio padre). Penso comunque che non sia facile trovare delle persone che stanno dietro ai tennisti, perché facciamo una vita molto particolare”.

Ultima domanda: il tuo sogno nel cassetto?

“Intanto entrare nei primi 100, che è l’obiettivo della carriera. Se si può andare oltre, non mi pongo limiti. Il sogno sarebbe quello di fare bene a Wimbledon: mi è piaciuto tanto giocare sull’erba, è un torneo che mi ha sempre affascinato. Magari fare qualche exploit importante negli Slam o, perchè no, a Roma, dove quest’anno ho comunque avuto la fortuna di poter partecipare”.

Grazie Salvo! In bocca al lupo per la prossima stagione!

“Grazie a voi, crepi il lupo!”